Il lento incedere di questi giorni carichi di inutilità a volte mi disarma, benché io stia iniziando ad affrontare con indifferenza il nulla che avvolge gran parte delle mie giornate, a volte sento ancora il desiderio di lottare; la speranza timidamente e stancamente sopita in un angolo freddo della mia anima si desta all’improvviso ruggendo tra miglioni di parole ruffiane…immersa nella gente comune nell’accezione più negativa che può connotare questo termine, sommersa da una mediocrità che si fa unica paladina per nascondere l’aria di decadenza che si respira, le incertezze, le mancate prese di posizione, il continuo eludere responsabilità e doveri nella speranza di non essere là a guardare la fine, di non affondare ma abbandonare la nave un attimo prima…solo un attimo…il necessario per dire “io non c’ero, io non ne ho colpa”. Sono loro il futuro di questa fine, gli automi, fantocci di uomini che non esistono più…vedere senza guardare, sentire senza ascoltare oppure fingere di farlo e non vedere o sentire affatto. Al grido di “ubbidire” ma non quello rimesso nella sacralità di un voto, di un proposito…quello gretto di chi non conosce altro modo di agire, di chi non vuole una scelta, non ne sopporta il peso, non ne capisce l’immagine. Cos’altro rimane senza questo gregge? Anime invalide che non possono o vogliono gestire che l’idea della loro vittoria…banale lotta contro inesistenti mulini a vento. Sempre e di nuovo nulla. Eppure sembra che il resto non paghi, vane illusioni senza un perchè. Siamo rimasti in pochi a lottare per ideali più concreti di questo incessante fuggire al riparo, in preda al timore della propria ombra riflessa nell’angolo di un quadro, nelle pozzanghere della strada che ogni mattina percorrono per recarsi nelle loro illusorie arene di battaglia; senza vergogna, senza coscienza, senza l’intelligenza anche solo per provare a cercarne una. Tutti si accontentano senza rendersene conto, non vivono convinti che quello sia il tutto. Sorrisi furbi sulle labbra di chi furbizia proprio non ne possiede per natura, castrati nella mente e nel proposito che ne dovrebbe scaturire. Niente furbizia, dea dell’intelligenza non può dimorare su quei volti vuoti, in quelle menti così ristrette. Alcuni di loro si sono smarriti, altri non potevano che seguire quella strada, l’ignoranza non da scelta, la stupidità non da emozioni… Sono troppi da combattere e fronteggiare, troppi, troppi anche per chi prova a stringere la forza per cambiare le cose, ma nulla cambia. Anime rivoluzionarie che sono nate forse un po’ incomprese, forse un po’ penalizzate dalla veemenza dei loro impeti, persone che faranno grandi cose e che moriranno sole in una cella fredda e umida, senza nessuno che ne racconterà la storia, senza nessuno che ne ricorderà il cuore e, forse, con il diprezzo del mondo dei comuni incapaci. Solo poche soddisfazioni, anche solo una …che per molti non vale il tempo speso a pronunciarla e che per altri non ha prezzo. A d oggi non rimane che questo…troppo pochi per lottare, troppo convinti per smettere ed adattarsi senza sentire quel fermento interiore che da un “perchè” ad ogni movimento, ad ogni sensazione, ad ogni attimo di vita che meriti di essere anche solo pensato, immaginato o desiderato. Il prezzo da pagare…ogni giorno, su una pelle da cambiare, da perdere come serpenti per sopravvivere all’interno di una vita vera in questo stupido mondo troppo pieno di vuoto e concentrato su vana apparenza a cui non si può neppure dare nome. Il prezzo da pagare, la sostanza delle cose che sembra farsi sogno, l’irreale su cui si basa quel poco di concreto, di forte, di eterno.
Il prezzo da scontare per continuare ad essere come si è, senza perdersi, fingendo che non faccia male.
Ascoltando: “The Promise” Tracy Chapman